La psicoanalisi è una pratica di parola, la cura analitica lavora ed è orientata sulla parola del soggetto, e, se ben condotta produrrà effetti sul sintomo. Produrrà una pacificazione del sintomo, una sua trasformazione creativa più consona al desiderio inconscio del soggetto. Il sintomo non va curato, o estirpato, va trasformato in qualcosa che non faccia più soffrire o isolare il soggetto che lo lamenta.

Il sintomo che fa soffrire va alleviato, ma è importante non tappargli la bocca. Il sintomo va ascoltato,  porta un messaggio dal nostro luogo più intimo: se lo silenziamo, ciò che vuole dirci troverà altre forme di espressione (altre formazioni dell’inconscio, altri sintomi).

In psicoanalisi non si attribuisce un significato a tutto il significato deve emergere dallo svelamento progressivo dei significanti ad opera del soggetto che si trova in seduta.

Quello che conta è reperire i significanti che hanno segnato la vita di un soggetto, che si sono combinati in determinato modo anziché in un altro, ma soprattutto, che il soggetto ha scelto di legare in un certo modo, seppur a livello inconscio. Ciò che conta in terapia sono le parole del soggetto, la cura sarà diretta sulla base di queste parole specifiche.

Esempio: perché all’interno della stessa famiglia, i fratelli (o le sorelle) possono essere così diversi tra loro, a parità di genitori e di ambiente? Primo, è diverso il desiderio dei genitori per ogni figlio (le aspettative, tanto per essere brevi), ma soprattutto cambia l’interpretazione soggettiva che ogni componente della famiglia dà a tutto ciò che vive. Per questo, in seduta sono importanti i fatti reali che una persona ha vissuto, ma conta di più l’interpretazione che il soggetto ha dato rispetto a ciò che ha vissuto. In questa interpretazione del soggetto giocano molti elementi che vanno reperiti nel corso dei colloqui.

Il compito dello psicoanalista è favorire lo snodarsi di questi significanti con tutta una serie di principi e tecniche lungamente studiati, ma soprattutto sperimentati sulla propria pelle. L’ascolto adeguatamente orientato della parola che emerge in analisi, può avere effetti terapeutici significativi.

Qual è la differenza con l’ascolto della parola effettuato da un amico, da un confessore, da uno psicoterapeuta non analitico?

Lo psicoanalista e lo psicoterapeuta analiticamente orientato operano una distinzione tra la parola che viene dall’Io (l’istanza di cui abbiamo una presunta padronanza) e la parola che viene dall’inconscio la quale si presenta attraverso le sue formazioni (sintomi, lapsus, atti mancati, motti di spirito, sogni).

C’è effetto terapeutico quando il soggetto sarà in grado di effettuare una rilettura della propria storia, quando egli riorganizzerà il discorso (l’insieme dei significanti) che lo ha segnato in un modo nuovo, originale, creativo, scelto da lui durante il percorso terapeutico.